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Verifica dell’integrità delle tubazioni metano: un caso reale in ambito siderurgico

Verifica dell’integrità delle tubazioni metano: un caso reale in ambito siderurgico

In un grande stabilimento siderurgico del Nord Italia è stata richiesta una valutazione dello stato di conservazione di una rete di tubazioni metano in esercizio, ai sensi dell’art. 16 del D.M. 329/04. Il sito presenta caratteristiche tipiche del settore: impianti estesi, cicli termici intensi, movimentazione pesante e atmosfere industriali che accelerano i fenomeni di degrado.

 

La rete oggetto di verifica comprendeva più tratti funzionali con DN e pressioni differenti, installati da molti anni e sottoposti a condizioni operative severe.

Problematiche tipiche del settore siderurgico

Le acciaierie presentano condizioni che rendono le tubazioni metano particolarmente esposte a degrado:

  • polveri metalliche e ossidi che favoriscono la corrosione superficiale;
  • temperature elevate che accelerano l’invecchiamento dei rivestimenti;
  • urti accidentali dovuti alla movimentazione di billette, coils e mezzi interni;
  • vibrazioni generate da macchinari e linee di laminazione;
  • impianti datati, spesso ampliati nel tempo, con documentazione non sempre completa.

 

Nel caso analizzato, l’esame visivo preliminare aveva già evidenziato verniciatura degradata, ossidazione superficiale in corrispondenza delle saldature e deformazioni locali dovute a impatti accidentali. Si tratta di segnali frequenti in acciaieria, ma che non possono essere valutati “a occhio”: occorre capire se il degrado è superficiale o se ha compromesso la capacità resistente della tubazione.

Cosa abbiamo fatto?

La soluzione tecnica adottata non è consistita in un semplice rilievo puntuale degli spessori, ma in una vera e propria valutazione ingegneristica dello stato di conservazione della tubazione conforme alla UNI EN ISO 11325‑7, che definisce come valutare lo stato di conservazione delle tubazioni in esercizio.

 

Il percorso ha previsto:

  • raccolta dei dati di esercizio (fluido, pressione, temperatura, DN, sviluppo della linea);
  • analisi dei meccanismi di danno tipici dell’ambiente siderurgico;
  • definizione dell’estensione dei controlli non distruttivi;
  • esecuzione di VT, UTS e MT;
  • verifica di stabilità basata sugli spessori minimi rilevati;
  • formulazione del giudizio finale di idoneità.

Le tecniche di controllo: cosa hanno rivelato nel caso reale

Esame visivo (VT)

Ha confermato la presenza di ossidazione superficiale e di alcune deformazioni locali. In acciaieria, questo controllo è fondamentale perché permette di individuare i punti più esposti a calore, urti e agenti corrosivi.

 

Spessimetria (UTS)

Ha permesso di verificare se l’assottigliamento delle pareti fosse compatibile con le pressioni di esercizio. Nel caso specifico, gli spessori rilevati erano coerenti con i valori minimi richiesti, nonostante la presenza di ossidazione superficiale.

 

Magnetoscopia (MT)

Applicata alle saldature, ha escluso la presenza di cricche superficiali o discontinuità significative. Questo è un punto cruciale: nelle acciaierie, le saldature sono spesso le zone più sollecitate.

 

L’integrazione delle tre tecniche ha permesso di distinguere tra degrado estetico e degrado strutturale, evitando conclusioni affrettate. Il solo controllo spessimetrico, infatti, non sarebbe stato sufficiente a fornire un giudizio complessivo sulla conservazione della tubazione, perché avrebbe permesso di valutare principalmente l’assottigliamento delle pareti, ma non eventuali criticità localizzate su saldature, supporti, curve, zone esposte o punti soggetti a degrado superficiale.

 

L’approccio adottato ha consentito di:

  • verificare lo stato superficiale della tubazione;
  • controllare le zone più significative dal punto di vista del degrado;
  • confermare l’assenza di difetti rilevanti sulle saldature esaminate;
  • verificare che gli spessori rilevati fossero compatibili con le condizioni di esercizio;
  • fornire un giudizio tecnico documentato sul mantenimento in servizio.

 

Nel caso specifico, è stata inoltre raccomandata la rimozione dell’ossidazione superficiale e la riverniciatura dei tratti privi di adeguata protezione superficiale.

Il risultato dell'intervento

Al termine dell’attività, per le tubazioni controllate è stato possibile disporre di una valutazione tecnica documentata dello stato di conservazione ed efficienza, basata su controlli non distruttivi e verifiche di stabilità.

Gli items sono risultati idonei al mantenimento in esercizio fino alla successiva verifica di riqualificazione periodica di integrità. Le relazioni tecniche hanno inoltre indicato le successive scadenze di verifica e le raccomandazioni manutentive da attuare sui tratti interessati da ossidazione superficiale.

 

L’intervento ha permesso all’utilizzatore di:

  • documentare lo stato effettivo delle tubazioni metano;
  • individuare eventuali azioni manutentive/ripristino necessarie;
  • supportare la gestione delle verifiche periodiche previste dal D.M. 329/04;
  • ridurre il rischio di esercizio non controllato di linee metano datate;
  • disporre di una base tecnica chiara per il confronto con gli enti competenti.

 

In questo modo, il controllo periodico non è stato trattato come un semplice adempimento formale, ma come uno strumento concreto di prevenzione tecnica e di gestione sicura dell’impianto.

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