Sentenze della Cassazione penale di novembre 2025
Sentenze della Cassazione penale di novembre 2025
Riportiamo di seguito le principali sentenze della Corte di Cassazione penale in materia di sicurezza sul lavoro. L’articolo offre un’analisi puntuale dei casi più rilevanti, con approfondimenti su responsabilità, prevenzione e obblighi normativi.
Cassazione Penale, Sez. 4, 24 novembre 2025, n. 38145
Infortunio durante le operazioni di pulizia della macchina: confermata la responsabilità del datore di lavoro per omessa valutazione del rischio, mancata formazione, assenza di procedure di sicurezza
Il fatto oggetto della sentenza
Un lavoratore di una società (nel caso, addetto a una linea di taglio longitudinale di lamiere, macchina “Slitter 1500/3”) stava svolgendo la mansione di pulizia dei rulli zigrinati. Questa operazione, secondo quanto accertato, poteva essere eseguita solo manualmente.
Durante la pulizia, con i rulli in rotazione convergente, il braccio destro del lavoratore è rimasto incastrato tra i rulli, provocando gravi lesioni (schiacciamento/degloving dell’arto superiore destro), con conseguente malattia superiore a 84 giorni e danno funzionale permanente.
I giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello) avevano già riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro per lesioni gravi colpose, in ragione delle omissioni relative a protezioni, procedure e formazione.
In Cassazione il ricorso del datore di lavoro è stato rigettato: la condanna è stata confermata.
Punti chiave della sentenza
- Assenza della valutazione del rischio specifico: nel Documento di Valutazione dei Rischi non era stata considerata l’operazione di pulizia dei rulli, nonostante fosse un’attività necessaria e potenzialmente pericolosa
- Mancanza di procedure operative: l’azienda non aveva predisposto istruzioni formalizzate o procedure che disciplinassero la pulizia della macchina, lasciando che i lavoratori svolgessero l’attività in autonomia, secondo prassi informali
- Formazione insufficiente o assente: i lavoratori non avevano ricevuto la formazione specifica prevista dalla normativa, in particolare quella relativa ai rischi dell’uso della macchina e delle attività di pulizia/manutenzione
- Carente organizzazione della sicurezza: mancavano protezioni, misure compensative e un’adeguata gestione del rischio; questo ha reso l’infortunio una conseguenza prevedibile dello svolgimento della mansione
- Condotta del lavoratore non abnorme: la Corte ha ribadito che eventuali errori del lavoratore non escludono la responsabilità datoriale. L’incidente è avvenuto durante un’attività tipica, non eccentrica né imprevedibile rispetto alle normali mansioni: quindi non si è verificata alcuna condotta abnorme idonea a interrompere il nesso causale
Cosa imparare e ricordarsi
- La valutazione dei rischi deve includere anche le operazioni di pulizia e manutenzione, soprattutto quando comportano l’esposizione a organi in movimento
- È indispensabile predisporre procedure chiare, scritte e conosciute, che stabiliscano modalità sicure per operazioni come la pulizia, con specifica analisi dei rischi correlati
- La formazione specifica sull’attrezzatura e sulle sue fasi operative è obbligatoria e costituisce una misura di prevenzione primaria
- La responsabilità del datore di lavoro non viene meno per un errore del lavoratore, se il sistema di sicurezza aziendale è carente. Solo un comportamento totalmente imprevedibile e avulso dalle mansioni potrebbe interrompere il nesso causale
- Documentazione, formazione, procedure e controllo operativo devono essere effettivi e dimostrabili: l’assenza di tali elementi rafforza la responsabilità dell’azienda in caso di infortunio
Cassazione Penale, Sez. 4, 17 novembre 2025, n. 37434
Esplosione del forno industriale e responsabilità del datore di lavoro; legittimo il sequestro probatorio
Il fatto oggetto della sentenza
In un’azienda industriale una lavoratrice riportava ustioni al volto a seguito dell’esplosione di un forno utilizzato nel ciclo produttivo.
Il Pubblico Ministero disponeva il sequestro probatorio del forno per accertare le cause dell’evento e verificare se l’esplosione fosse riconducibile a carenze manutentive o a negligenza del datore di lavoro, indagato per lesioni personali colpose.
Il legale rappresentante impugnava il provvedimento sostenendo l’inesistenza degli elementi necessari per il sequestro. Il Tribunale del riesame rigettava la richiesta e il datore di lavoro ricorreva in Cassazione.
La Corte dichiarava il ricorso inammissibile, confermando integralmente la legittimità del sequestro probatorio.
Punti chiave della sentenza
- Sussistenza del fumus commissi delicti: nel decreto di sequestro erano indicati gli elementi essenziali dell’ipotesi di reato, con riferimento alla necessità di accertare se il malfunzionamento del forno fosse collegato a omissioni manutentive o organizzative del datore di lavoro. Ciò era sufficiente a integrare l’esistenza di gravi indizi di colpa
- Esistenza del periculum in mora: il sequestro era necessario per preservare il forno a fini di accertamenti tecnici. L’impianto rappresentava la prova principale per stabilire le cause dell’esplosione, rendendo inevitabile la sua sottrazione alla disponibilità dell’azienda per evitare alterazioni o manomissioni
- Motivazione adeguata del decreto: la Corte ha ribadito che la motivazione richiesta per un sequestro probatorio non deve essere particolarmente estesa, purché chiara e sufficiente a rendere comprensibili le esigenze investigative
- Inammissibilità del ricorso: le censure del datore di lavoro si limitavano a contestazioni sulla presunta insufficienza della motivazione, non riconducibili ai motivi di ricorso ammessi in Cassazione per provvedimenti relativi a misure probatorie
- Riaffermazione della posizione di garanzia datoriale: in presenza di un evento come un’esplosione che cagiona lesioni a un dipendente, il datore di lavoro deve attendersi accertamenti su manutenzione, sicurezza e organizzazione del lavoro. Il sequestro dell’impianto è un atto legittimo e funzionale a tali verifiche
Cosa imparare e ricordarsi
- In caso di incidenti gravi su impianti o macchinari, gli inquirenti possono disporre il sequestro probatorio per effettuare accertamenti tecnici: è sufficiente la presenza di indizi ragionevoli di possibile responsabilità datoriale
- Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire manutenzione regolare, registrazione degli interventi, verifiche periodiche e conformità degli impianti alle norme di sicurezza. La mancanza di tali elementi può configurare responsabilità penale in caso di sinistro
- Il sequestro probatorio non richiede una prova certa della colpa: basta che l’oggetto sequestrato sia necessario per accertare fatti rilevanti per l’indagine
- Le contestazioni relative alla motivazione del sequestro non possono essere utilizzate per introdurre in Cassazione doglianze che attengono al merito o alla valutazione delle esigenze investigative
- Operativamente, per prevenire rischi e responsabilità è essenziale: mantenere impianti in perfetta efficienza, documentare ogni intervento di manutenzione, formare i lavoratori e predisporre procedure d’uso e di emergenza adeguate agli impianti installati
Fonti
Olympus | Cassazione Penale – olympus.it