Dispositivi di comando o dispositivi di protezione? Il confine è nella valutazione del rischio
Dispositivi di comando o dispositivi di protezione? Il confine è nella valutazione del rischio
Quando un semplice pulsante di avvio è solo un comando… e quando, invece, diventa un vero e proprio dispositivo di protezione? È una domanda che ricorre spesso nel nostro lavoro di consulenza tecnica, perché nella pratica ci si imbatte in una vera “zona grigia” tra le due categorie.
La norma EN 60204-1 (par. 3.1.11) definisce il dispositivo di comando in modo funzionale, ma la distinzione non può basarsi solo sulla tecnologia o sull’aspetto del componente. Il punto centrale è capire il ruolo che quel dispositivo svolge nella gestione del rischio. Per questo, quando analizziamo una macchina, partiamo sempre da due domande fondamentali.
Il dispositivo evita l’esposizione al pericolo? (RES 1.1.1 g)
Se la funzione del comando è quella di impedire che l’operatore si avvicini a parti pericolose, tipicamente durante interventi con sicurezze sospese, allora non stiamo più parlando di un semplice comando, ma di un dispositivo di protezione.
La EN ISO 12100 (par. 3.28 e 6.2.11.9) individua chiaramente i principali dispositivi utilizzati in queste condizioni:
- Dispositivo di consenso (“uomo morto”)
Utilizzato, ad esempio, nelle attività di teaching dei robot: se l’operatore rilascia il dispositivo, la macchina si arresta immediatamente. - Comando ad azione mantenuta
Il suo corretto posizionamento è stato recentemente rivalutato dalla EN ISO 13855:2025, che richiede calcoli rigorosi basati sulla velocità di avvicinamento dell’operatore. - Comando a due mani
Impone una postura obbligata che mantiene l’operatore lontano dalla zona pericolosa. - Dispositivi per spostamenti limitati
Come i volantini elettronici sulle macchine utensili, che permettono movimenti controllati e sicuri.
Se un dispositivo svolge la funzione di creare o mantenere una distanza di sicurezza, allora rientra a pieno titolo tra le funzioni di sicurezza e deve essere trattato come tale.
Un guasto del dispositivo mette a rischio l’operatore?
Questa è la domanda che spesso fa emergere aspetti sottovalutati. Per tutti i dispositivi citati sopra, la risposta è ovviamente sì: un malfunzionamento potrebbe esporre direttamente l’operatore a un pericolo. Ma non è tutto. Anche altri comandi, apparentemente “semplici”, possono avere un impatto sulla sicurezza.
È il caso, ad esempio:
- dei dispositivi di avviamento (RES 1.2.3)
- dei dispositivi di arresto (RES 1.2.4)
su macchine in cui le parti mobili pericolose non possono essere completamente segregate durante il funzionamento normale.
Un guasto in questi sistemi può generare situazioni pericolose e, di conseguenza, richiede l’applicazione dei requisiti della Direttiva Macchine e la determinazione del Performance Level (PL) secondo EN ISO 13849-1.
Il nostro consiglio
Non considerate mai i dispositivi di comando come elementi “secondari” del sistema macchina.
Se un comando svolge, anche solo in certe condizioni operative, una funzione di sicurezza, allora deve essere:
- riconosciuto come tale,
- progettato con criteri di sicurezza,
- sottoposto a valutazione del rischio,
- e analizzato secondo la normativa pertinente (Direttiva Macchine, EN ISO 13849-1, EN ISO 12100).
In altre parole: non è il componente a definire la sicurezza, ma il suo ruolo nella gestione del rischio.